ALICE IS HERE

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When a child is born a lot of people are born with it: a mom, a dad, two grandfathers, two grandmothers and so on. A baby gives birth to new roles, so that families become larger.

Alice was born on October 17th 2007. Alice died on October 17th 2007. Actually, my granddaughter is not dead, now she is 9 years old and me being an aunt stops that day, I don’t see my niece since then. Why? Because there are nodes that do not untie, because, it’s funny, but there is nothing that puts in jeopardy relationships like family. On October 17th 2007 an aunt was born and that would be me. The problem is that while Alice was growing, sticking her teeth, saying the first words, crawling, walking … I was not there. I was not there when she learned to ride a bike, I was not there when she was waiting her turn on the swing and cried for not selling it to the child in the queue, I was not there when she blew out the candles of a new year or when snorting or beating the feet.Alice is now 9 years old, she goes to school, learns new things, goes to the movies, eats ice cream, peels one knee, runs, does all those things that we do imagine for a child of her age.Alice is now 9 years old and she has a father I never knew, I often wonder what they do together, what they say sitting at the table or in bed, what’s her fairy tale good night. What my brother invents to make her smile or to comfort her when she is sad.

Photography has become the perfect tool to represent the lack, the pain and the hope, not so much that I can build a relationship with a person who does not know of my existence, but that she, Alice, will one day understand the reasons of events tumultuous as separations and seek answers, to question truths that have become absolute.These photographs are an attempt to build up an imaginary and imaginative portrait of a relationship, they feature my imagination that takes off and tells a memory that is not there.

Quando nasce un bambino con lui nascono un mucchio di persone: una mamma, un papà, due nonni, due nonne e così a salire nell’albero genealogico. Un neonato mette al mondo nuovi ruoli, è così che le famiglie diventano grandi.

Alice è nata il 17 ottobre 2007. Alice è morta il 17 ottobre 2007. No, mia nipote non è morta, oggi ha 9 anni e io sono una zia ferma a quel giorno, non vedo mia nipote da allora. Perché? Perché ci sono nodi che non si sciolgono, perché è buffo ma non c’è nulla che metta in repentaglio i rapporti d’amore come la famiglia. Il 17 ottobre 2007 è nata una zia, che sarei io. Il problema è che mentre Alice cresceva, le spuntavano i dentini, diceva le prime parole, gattonava, camminava… io non c’ero. Non c’ero quando ha imparato ad andare in bici, non c’ero quando aspettava il suo turno sull’altalena e piangeva per non cederla al bambino in coda, non c’ero quando soffiava sulle candeline di un nuovo anno né quando sbuffava battendo i piedi. Alice oggi ha 9 anni, va a scuola, impara cose nuove, va al cinema, mangia un gelato, si sbuccia un ginocchio, corre, fa tutte quelle cose che ci si immagina faccia una bambina della sua età. Alice oggi ha 9 anni e due nonni che non ha mai conosciuto, due nonni con vite uniche e comuni, strane e belle e turbolente, fatte di racconti che una bambina vorrebbe sentire un po’ per capire come crescere, un po’ per capire che tipo di persona diventare. Alice oggi ha 9 anni e un padre che non ho mai conosciuto, mi chiedo molto spesso che cosa facciano insieme, che cosa si dicano dietro a tavola o a letto, come favola della buona notte. Cosa si inventi, mio fratello, per farla sorridere o per rincuorarla quando è triste.

La fotografia è diventata lo strumento perfetto per rappresentare la mancanza, il dolore e la speranza, non tanto che io possa costruire un rapporto con una persona che non sa della mia esistenza, ma che lei, Alice, possa un giorno comprendere le ragioni di avvenimenti tumultuosi come le separazioni e cercare risposte, mettere in dubbio verità che sono diventate assolute.Queste fotografie sono un tentativo di costruire un ritratto immaginario e immaginifico di un rapporto, sono la mia immaginazione che prende il largo e racconta un ricordo che non c’è.

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